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Cortina d'Ampezzo e dintorni, Dolomiti, Veneto

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Le fate Anguàne del lago Bai de Dones

Nelle vicinanze di Cortina d’Ampezzo, lungo la strada statale n. 48 per il Passo Falzerego, è possibile effettuare una breve ed interessante escursione nel bosco e visitare il bel laghetto Bai de Dones. Si tratta di un piccolo e limpido specchio d’acqua, circondato dagli abeti e da bellissimi pini cembri, che sorge a breve distanza dal Rifugio Bai de Dones, dove parte la seggiovia per il Rifugio Scoiattoli alle Cinque Torri.
Per raggiungere il Rifugio Bai de Dones (a quota 1889 m) si abbandona la strada statale per il Passo Falzarego presso un tornante al km 110, scendendo a sinistra per stradina e attraversando un ponte, fino all’ampio parcheggio della seggiovia.
Dal parcheggio si segue l'indicazione per “5 Torri - Rifugio Scoiattoli" presente sulla sinistra del piazzale al limite del bosco e della pista da sci. Seguendo l’evidente sentiero su prato si entra nel bosco misto di abete rosso (Picea excelsa), larici (Larix decidua), e pino cembro (Pinus cembra). Il sentiero è a tratti fangoso per la presenza di ruscelli ed in alcuni punti sono presenti delle assi di legno come passerelle.

Il sentiero nel bosco verso il Lago Bai de Dones

Il sentiero nel bosco verso il Lago Bai de Dones

Dopo circa 250 m, ovvero una decina di minuti di cammino, si raggiunge il Lago Bai (o Bain) de Dones che rimane a destra del sentiero, piccolo laghetto appartato immerso nel bosco.

Il Lago Bai de Dones

Il Lago Bai de Dones

Si tratta di un piccolo specchio d'acqua limpida e poco profonda su cui si riflettono gli alberi tutt’intorno, con il fondo cosparso di sassi su un terreno argilloso impermeabile. Il colore appare marroncino, non tanto per via dell’acqua che è assolutamente limpida e trasparente, ma proprio per il colore dell’argilla sul fondale.
Dal lato nord del laghetto è facile vedere, con il bel tempo, il riflesso del Monte Averau, una nota cima dolomitica di 2649 m di altezza, che si trova 760 m più in alto del lago.

Il riflesso del Monte Averau sulle limpide acque del laghetto

Il riflesso del Monte Averau sulle limpide acque del laghetto

In autunno il giallo dorato e l’arancio dei rami dei larici, unito al verde scuro ed intenso dei pini cembri e degli abeti rossi, si rispecchia nel lago creando riflessi multicolori ed un ambiente fiabesco. E in effetti di fiabesco il lago non ha solo l’aspetto, ma anche la storia. Infatti, secondo le leggende dolomitiche, questo laghetto appartato era abitato dalle Anguànes, creature benevole descritte come splendide fanciulle con i piedi di capra, serve del dio Silvano. Nelle leggende dolomitiche originate dalla mitologia celtica, le Anguàne, o Angane o Agane, sono streghe o fate o sirene o ninfe che dimorano vicino all’acqua e quindi si potevano incontrare nelle grotte, nelle sorgenti, lungo i torrenti, i fiumi o presso i laghi. In alcune leggende le Anguane sono esseri mostruosi dalle forme vagamente femminili che in alcuni giorni della settimana si trasformavano in capre. Anche in altre zone delle montagne venete si trovano riferimenti alle fate Anguàne, come nell’Altopiano del Cansiglio presso il “Bus de la Lum”, una profonda cavità di origine carsica da cui si narra escano di notte le fate con delle fiaccole di luce azzurra, da cui il nome che significa “buco delle luci”.
Nella fantasia popolare dell’Ampezzano si usava dire ai bambini che dopo un temporale i torrenti erano tumultuosi e torbidi in quanto più in alto, presso le sorgenti, le Anguàne stavano facendo il bucato.

Riflessi nel laghetto di Bai de Dones

Riflessi nel laghetto di Bai de Dones

Secondo le leggende esistevano Anguàne benevole, che aiutavano i contadini nei lavori nei campi e le donne a farsi belle, e Anguane maligne corrispondenti alle streghe. Il lago Bai de Dones era abitato dalle Anguàne buone e per questo motivo le donne che avevano difficoltà a rimanere incinte facevano un bagno nelle acque del lago, non viste dagli uomini, con la certezza di diventare madri.

La chiave ansata realizzata da ignoti sul fondo del lago

La chiave ansata realizzata da ignoti sul fondo del lago

Sarà per questo che sul fondo del lago, nella zona della sponda settentrionale, è presente una croce egizia o croce ansata, realizzata con dei sassi. Tale simbolo, detto Ankh o croce di Ekh, è detto anche chiave della vita ed è un antico simbolo sacro egizio che deriva da un geroglifico che simboleggia la vita eterna e l’immortalità.

La croce egizia realizzata con i sassi

L’accurata croce egizia realizzata con i sassi

Fate Anguàne e simboli di lunga vita aggiungono ulteriore fascino e mistero a questo bel laghetto, nelle cui limpide acque oggi vive la rara rana rossa di montagna (Rana temporaria) e si dissetano caprioli, cervi e volpi, forse in compagnia delle fate!

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